Ossigeno #2

112 3.0: il corpo sacro Lo Hatha Yoga si presta in parallelo anche ad una seconda accezione: la traduzione letterale di “Hatha” dal sanscrito è “Potente”, ragion per cui esso può venire altresì tradotto come lo “Yoga della Possenza”, sottolineando in questa maniera la sua componente prettamente fisica, seppure altrettanto etimologicamente corretta. È dunque nell’ambivalenza di senso del termine la cifra per cui, con il passare dei secoli, si è dissolta la visione mistica totalizzante dello Hatha Yoga: al passo con i ritmi e le priorità della società contemporanea, lo Hatha Yoga viene praticato soprattutto per i benefìci che il suo esercizio apporta al corpo nell’immediato, adattandosi alle richieste di un’era fugace. Numerosi sono i praticanti di Hatha Yoga che ignorano gli Yoga Sūtra di Patañjali. La sacralità è nel corpo; la necessità di approfondire storia e filosofia, oggigiorno, non fa tendenza. Da tale evoluzione semantica deriva un’ulteriore conseguenza: con l’assimilazione dello Hatha Yoga al puro esercizio fisico, assistiamo oggi ad una proliferazione di stili che accolgono la base Hatha – v. l’Ashtanga, il Vinyasa, lo Iyengar. Ciò che in origine, dunque, costituì il fondamento dell’intera pratica dello Yoga, viene ora percepito come uno dei tanti stili esistenti… quando non paradossalmente confuso con questi stessi. In ogni caso tutti i benefici derivanti dalla sua pratica rimangono inalterati, oggi come allora. Con lo Hatha Yoga è possibile accostarsi a un’attività introduttiva e gentile degli āsana4, finalizzata ad allineare e a rilassare il corpo, la mente e lo spirito per prepararsi alla meditazione. Gli āsana assunti si rivelano strumenti potenti per canalizzare l'energia nelle diverse parti del corpo e, attraverso lo sforzo fisico impiegato per imporre al corpo i movimenti stabiliti, l’uomo tende a oltrepassare i propri limiti, raggiungendo - più o meno consapevolmente - quello che originariamente veniva inteso come stato di fusione con l’Assoluto. Il controllo del respiro continua a rappresentare un aspetto importante dello Hatha Yoga: tramite la gestione del Soffio Vitale viene avviato e controllato un lento processo di purificazione, tanto psicologico quanto fisico. Come riportato da una rassegna scientifica sugli effetti psicofisiologici dello Hatha Yoga nelle attività muscolo-scheletriche e cardiopolmonari5, dopo sei settimane di pratica i parametri risultano notevolmente potenziati in soggetti giovani e sani; dopo quattro settimane, il miglioramento della funzionalità polmonare è stato riscontrato anche in pazienti dai 48 ai 75 anni affetti da bronchite cronica e, dopo sole 2 settimane di pratica, 53 pazienti hanno registrato miglioramenti significativi nella gestione dei loro loro attacchi d’asma. 4. Gli āsana [in sanscrito आसन] sono posizioni utilizzate in particolare nello Hatha Yoga. La loro funzione è direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul Sistema Sottile, secondo il quale attraverso la loro assunzione il praticante diviene in grado di purificare i canali energetici [Nadi], incanalare l'energia verso specifici punti del corpo ed ottenere così un notevole beneficio psicofisico. Gli āsana conosciuti sono alcune migliaia; ciascuno di essi porta un nome derivato dalla natura o dalla mitologia induista. Gli āsana vengono spesso integrati con mudra (gesti simbolici delle mani), pranayama (tecniche respiratorie) e mantra (suoni) allo scopo di modificarne o potenziarne gli effetti. 5. James A. Raub, Psychophysiologic Effects of Hatha Yoga on Musculoskeletal and Cardiopulmonary Function: A Literature Review, in The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 15 giugno 2007 – rassegna consultabile online su www.liebertpub.com yogasūtra 3.0

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