144 i sensi e la città Capitai a Berlino per la prima volta molti anni fa, per lavoro, e solo secondariamente per fare il turista a tempo perso per alcuni giorni, senza grandi aspettative e quasi controvoglia. Sbarcai per la prima volta a maggio, accolto dalla città quando ha su il piumaggio estivo: una tavolozza di colori squillanti, mentre si respira tranquillità per le strade e tutti sembrano essere sans souci (mi permetta la cit. Federico il Grande). Da quel momento, per me, l’Europa divenne un piano inclinato che degrada verso questo punto geografico: ovunque mi trovi, la gravità mi riporta qui. Fu allora che decisi di non lottare contro questa forza, e di fare di questo luogo la mia base e il mio osservatorio scientifico. Berlino non è, di fatto, una città. Berlino è un arcipelago prosciugato del suo oceano, creato dalla forza distruttiva di decine di migliaia di tonnellate di metallo e tritolo cadute dal cielo tra l’anno 1943 e il 1945. Lievi sono i rilievi delle sue isole, un’orografia nata dall’accumulo dei detriti della distruzione. Ma i sensi, questo, non lo possono percepire ad una prima esperienza. Solo un lento e costante esplorare può portare a capire che ciò che pare compatto, di fatto, non lo è. Sensi all’erta e il panorama si dischiude, si rivela nelle sue mille varianti, nella varietà dei rilievi. In poche città del mondo si può attraversare un chilometro quadrato e trovarvi una tale densità di testimonianze. E allora, chi ha pazienza linneiana capirà la fortuna di trovarsi a catalogare, in un raggio molto ristretto, uno dei capolavori dell’architettura neoclassica di Karl Friedrich Schinkel¹ come l’Altes Museum, la Torre della Televisione, enorme spina nel cuore della città e capolavoro da film fantascientifico della Deutsche Demokratische Republik, e un lampante esempio dei tempi che corrono: il mastodontico cantiere del Berliner Schloss, copia del distrutto castello che, nella ricostruzione, perde una faccia barocca per acquistarne una, monotona, moderna. Se il punto di forza di ogni ecosistema è il grado di biodiversità, allora questo habitat urbano non può che essere il migliore per intraprendere un viaggio di ricerca e catalogazione. ESTERNO BERLINESE [Taccuino di 5 giorni, titolo liberamente ispirato]
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