Ossigeno #2

150 Gusto Berlino: Terzo giorno, ancora Mitte. Mi sposto di poco e raggiungo la Torstraße, grande arteria e ponte che collega quest’isola a Prenzlauer Berg, regno della sobrietà radical-chic e delle mamme bio. No, qui la cucina tradizionale berlinese non domina la scena locale; piuttosto ne occupa una piccola nicchia, e sicuramente non ne rappresenta lo spirito. ‘Gusto’ a Berlino vuol dire altro, vuol dire attingere alle cucine di mezzo mondo, assistere alle mutazioni genetiche che adattano la specie al nuovo habitat, alla sua ibridazione. �uando Berlino si spaccò in due, e l’emisfero est entrò a far parte del blocco comunista, cominciarono a confluire dai paesi asiatici quei popoli che ne condividevano il colore politico e che portarono con sé le proprie tradizioni culinarie. Molto prima di altre capitali europee, a Berlino mangiare cinese, vietnamita, coreano divenne cosa di ogni giorno e per tutti. La caduta del Muro ha portato alla collisione delle due placche continentali, e le migrazioni moderne hanno fatto il resto traslando in città altri culti, primi tra tutti il vegetarianesimo e il veganesimo. Forse nessuna città al mondo ha una tale concentrazione di templi dedicati a queste religioni. Uno degli ultimi è Ryong, al numero 59 della Torstraße, dove i sapori della cucina vietnamita ben radicati in città sono qui rigorosamente Veg, e lo chef incrocia con leggerezza forme e sapori occidentali e del sud-est asiatico come i ‘Bao buns’, che reinventa in funzione di burgers e avvolge in una crosta di tempura al cioccolato o alla barbabietola; il senso in oggetto è qui altamente soddisfatto. Passo dal ‘Foggy Dew’ - una zuppa di noodles, latte di cocco, bambù marinato e grigliato in cui la presenza di miso e alga nori tradisce la contaminazione con la cucina nipponica - al ‘Rich Christmas Burger’, che combina gli ingredienti del Natale, cetriolini sottaceto, mela, coriandolo, avocado e salsa Teriyaki nello stesso piatto e che, a dispetto dell’abominevole unione, è una delle più grandi sorprese del menù. La sperimentazione non s’arresta ai cibi, ma sconfina nella selezione di bevande tra cui spiccano formule complesse come ‘Eyes’ - limonata artigianale di zenzero, semi di chia e foglie di pandano - e ‘Orange Summer’, felice combinazione di thè thailandese, succo d’arancia e latte di riso. i sensi e la città

RkJQdWJsaXNoZXIy NDUzNDc=