Ossigeno #2

154 Guardo Berlino: �uinto giorno: sono in un angolo dello Scheunenviertel4 di Mitte, dove negli anni venti l’architetto Hans Poelzig disegnò quattro blocchi su quella che oggi è la piazza dedicata alla memoria della politica, filosofa e rivoluzionaria marxista Rosa Luxemburg. Lì venne costruito, in base ai principi dell’architettura oggettiva, il Kino Babylon, vero e proprio occhio della Capitale. Per guardare Berlino, la sua fauna, l’immaginario che scorre dalla cornea attraverso il nervo ottico sino al cervello della metropoli, bisogna sedersi su queste poltrone. �ui si celebrano giornalmente i riti della società, i cerimoniali di una tribù che, dalla fondazione ad oggi, nessun evento traumatico è mai realmente riuscito a cancellare. Il Babylon è un cinema d’essai dove, ciclicamente, si mette in scena l’anima indipendente, culturalmente vorace e dissidente della città. Il clima dell’arcipelago è tutt’altro che mite, e in queste sale dalle architetture razionali, erette per il popolo secondo la filosofia dell’Architettura Sachlich, la comunità di queste isole trova rifugio e si raccoglie in circolo a sentire le storie di terre lontane, nelle sere dei lunghi e rigidi inverni. Un luogo dove vedere e osservare l’abitante di questi luoghi - l’informale, l’hipster, l’espatriato, il rifugiato, il salariato, il neoborghese, l’artista, l’animale da Berghain5 e tutto il resto dell’umanità classificabile nel diario dell’antropologo moderno (o del voyeur metropolitano, che tendenzialmente significa la stessa cosa). Ogni sabato notte il Kino, in base al motto “Zero in punto - Zero euro ”, offre la visione gratuita di film muti musicati da Anna Vavilkina che suona dal vivo l’organo originale del cinema, l’unico ancora operante in Germania nello stesso luogo per il quale nacque. Mi imbarco di nuovo per trovarmi, più tardi, alla base del Kreuzberg, monte che dà il nome al quartiere. Lo scalo, attraversando il Viktoriapark e costeggiando la cascata che lo attraversa, fino alla cima, dove la grande guglia neogotica in bronzo disegnata da Schinkel per celebrare le vittorie nelle guerre napoleoniche è un dito che punta verso il cielo, come quello di chi sta per pronunciare una frase solenne. Da qui scruto la città, ne traccio mentalmente una mappa. Da qui la visuale è globale, dall’osservatorio abbandonato del Monte del Diavolo ai mastodonti socialisti, dalle cupole barocche dei duomi gemelli di Gendarmenmarkt alla Torre della Televisione e a quelle neogotiche disseminate un po’ ovunque, dalla ruota del parco di divertimenti abbandonato alle infinite macchie verdi dei parchi ed alle gru, grossi uccelli metallici che lentamente gettano nuovi ponti tra le isole. i sensi e la città 5. 4. ‘Quartiere dei Fienili’

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