Ossigeno #2

75 catalogata in un nuovo codice, VB ha messo in scena da un lato l’umanità, dall’altro la sua mancanza. Ogni grande artista è, prima di tutto, un egoista: Vanessa Beecroft mette in atto il suo splendido gesto anzitutto per placare i suoi demoni. “Guardo la prospettiva di un linguaggio asettico – rivela in un’intervista8 al suo mentore Giacinto di Pietrantonio – ma più che mai mi riconosco affezionata alle percezioni”. Da un’attitudine naturalista e una propensione vegana sfociata, in giovane età, in ossessione da disordine alimentare dovuta alla stessa rigidità auto-impostasi, a una inclinazione all’ordine matematico confluita in control freakness, Beecroft cerca la guarigione di sé come donna, e il riscatto di donna come condizione. Gli uomini sono raramente presenti, sempre in uniforme, in relazione a un’idea di uniformità come serialità e a un potere non tanto rappresentato, quanto perpetrato. Performances serialmente codificate e composte da un’armada di amazzoni urbane, disposte con un rigore artistico paragonabile solo a quello clinico. Un ensemble sinuoso e armonico di linee e curve, un vocabolario formale di toni della pelle catalogato come cartelle colori Pantone, a partire da un riferimento iconografico cui l’artista rende sempre onore, nel dichiararlo e nel risemantizzarlo. Con la medesima compulsione bulimica, l’artista accumula in ognuno dei suoi tableaux vivants diversi medium espressivi: il disegno si trasforma in scultura, la scultura in danza, la danza in movimento vernacolare, traendo ispirazione dal cinema e dalla pittura, arte relazionale e body art, Rinascimento, Nouvelle Vague e Vogue. E nella via di una guarigione che, più che perseguire, si auto-infligge, Vanessa Beecroft consente suo malgrado che “una performance cominci come un Donald Judd e finisca come un Jackson Pollock. Lascio che la componente aleatoria di una performance crei momenti non previsti, non perché io ami il caos, ma perché non lo posso evitare9”. Resta dunque, per ognuna delle sue opere e per il corpus artistico nel suo insieme, una intima chiave di lettura, che prescinde e trascende ogni medium utilizzato ed ogni stilema impiegato: quella di autoritratti in larga scala. Vanessa è una, nessuna e centomila. [O meglio: VB01_00_100.000]. stage name 7 “1. Per favore, non parlate. 2. Restate ferme. 3. Non sorridete e non ridete. 4. Non stabilite alcun contatto diretto di sguardi. 5. Non interagite con nessuno. 6. Non muovetevi in maniera teatrale. 7. Non muovetevi troppo velocemente. 8. Non muovetevi troppo lentamente. 9. Mantenete la postura e la posizione il più a lungo che potete. 10. �uando siete stanche, sedetevi. 11. Se dovete allontanarvi, fatelo in silenzio; verrete automaticamente raggiunte dall’assistenza. 12. Restate concentrate su voi stesse. 13. Sentitevi alte. 14. Cercate di resistere fino alla fine della performance. 15. Assumete lo stato d’animo che preferite [calmo, forte, neutrale, indifferente, fiero, gentile, altero]. 16. Comportatevi come se foste vestite. 17. Comportatevi come se nessun altro fosse nella stanza. 18. Siate distanti. 19. Siate sole. 20. Siate indipendenti. 21. Siate inapprocciabili. 22. Siate classiche. 23. Siate come una splendida immagine. 24. Siate tranquille. 25. Interpretate le regole in maniera naturale. 26. Non contravvenite alle regole. 27. Siete un elemento fondamentale della composizione. 28. Le vostre azioni hanno delle conseguenze sul gruppo. 29. Intorno alla fine, vi è permesso stendervi. 30. Appena prima della fine, mettetevi in piedi”. [da VB Performances 1993-2003] 8 [da Affezionata alle Percezioni. Intervista a Vanessa Beecroft, Flash Art Italia, 2008] 9 [da VB Performances 1993-2003] Vanessa Beecroft, VB62.23.dg.vb, Chiesa di Santa Maria dello Spasimo - Palermo, 2008

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