95 and metabolic diseases, respiratory diseases, oncological diseases) as well as considerable psychological distress. It is the first time in history that the prevalence of overweight and obesity surpasses that of malnutrition in the world. According to the WHO Ad Hoc Working Group³, obesity that develops at an early age persists throughout growth as well as afterward. Responses to the obesogenic environment created in childhood tend to last a lifetime. Such alterations change the epigenetic processes, in turn, altering the physiological systems that control appetite, food preferences, metabolism, fat deposits and secretion of insulin. The same WHO Report also points out that early intervention, "when biology is plastic and malleable to change", is more effective in terms of both short and long-term prevention, which in terms of reducing the risk of associated co-morbidity conditions, acts as a powerful social and economic factor for reducing health care costs. Recent scientific literature shows research data demonstrating the effectiveness of interventions already in the period after conception, as it has been noted that even maternal diet during pregnancy affects future eating behaviors4. Only since 2014 have we been speaking more specifically about the importance of early intervention on pregnancy and the years 0-3 but, despite those findings, prevention and the interventions described in the literature are actually mostly aimed at children from 6 years onwards. Also found in early childhood are eating disorders characterized by intense or prolonged refusal of food (resulting in stunted growth) and extremely selective eating, reduced sometimes to only two or three types of foods. Restrictive/selective disorders affect around 25% of the Italian infant population with normal mental and physical development. Restrictive feeding problems appear extremely early (from 3.1 to 4.7 months according to research) and by the time the diagnosis is made by the paediatrician – on average around 19 plastica e malleabile al cambiamento”, è più efficace sia in termini di prevenzione a breve e a lungo termine, che in termini di riduzione del rischio di co-morbidità associate, ponendosi come un potente fattore sociale ed economico per la riduzione della spesa sanitaria. La recente letteratura scientifica riporta ricerche che dimostrano l'efficacia degli interventi già nel periodo successivo al concepimento, così come è stato rilevato che anche la dieta materna in gravidanza influisce sui futuri comportamenti alimentari4. Solo dal 2014 si parla più esplicitamente dell’importanza dell’intervento precoce sulla gravidanza e sulla fascia 0-3 anni ma, nonostante tali considerazioni, la prevenzione e gli interventi descritti in letteratura sono in realtà per lo più rivolti ai bambini dai 6 anni in poi. Nella prima infanzia si riscontrano inoltre disturbi dell'alimentazione opposti, caratterizzati dal rifiuto intenso o protratto del cibo (con conseguente ritardo nella crescita) e di alimentazione estremamente selettiva, ridotta talvolta esclusivamente a due/tre tipi di alimenti. I disturbi del comportamento alimentare di tipo restrittivo/selettivo riguardano circa il 25% della popolazione infantile italiana con un normale sviluppo psicofisico. La comparsa dei problemi alimentari restrittivi è estremamente precoce (da 3,1 a 4,7 mesi secondo le ricerche) e al momento in cui la diagnosi è posta dal pediatra – mediamente intorno ai 19 mesi di vita – il carattere cronico del problema ha già provocato disturbi di comportamento e difficoltà interpersonali secondarie, complicando ulteriormente la presa in carico del problema iniziale. Per comprendere, prevenire e trattare i disturbi e le difficoltà alimentari dello sviluppo nella prima infanzia si fa attualmente riferimento a un modello transazionale, bio-psico-sociale e multifattoriale che per sua stessa natura necessita di un approccio olistico e multidisciplinare5. O for Ólos 4. Langley-Evans SC., Nutrition in early life and the programming of adult disease: a review, 2015 5. M. Ammaniti, L. Lucarelli, S. Cimino, Trasmissione intergenerazionale: Disturbi alimentari infantili e psicopatologia materna, 2004
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