Ossigeno #2

97 months of age – the chronic character of the issue has already caused disturbances of behaviour and secondary interpersonal difficulty, further complicating taking charge of the initial problem. To understand, prevent and treat developmental disorders and feeding difficulties in early childhood, currently reference is made to a transactional, biopsychosocial and multifactorial model that by its very nature requires a holistic, multidisciplinary approach5. This model allows taking into account the links and interconnections between the evolution of organic and mental functions and the social, environmental and emotional experiences of the child’s development. In the early years of life, the relationship of nurturance, of which eating is one of the main elements, is characterized by the cyclical and predictable interactions of the child with the family caregiver which serve as a basis for a system of mutual expectations that the child comes to recognize, remember and expect6. During the eating experience, the child lives internal perceptions (feelings of wellbeing and discomfort, hunger and satiety) that the adult empathically confirms through the response to needs, mirroring and containment. The caregiver thus helps the child to attribute emotional significance to bodily sensations made at the base of multisensory synchrony and the future emotional regulation7 of the individual. It is desirable that the interactive dialogue would proceed through successful, syntonic exchanges, where possible breaks can be contemplated, leading the actors to mutual negotiations and remedies that, when effective, lay the foundations for developing confidence about being able to overcome moments of crisis. Mother and baby co-construct an affective accordage, a harmony, a pace of engagement specific to each dyad. Eating does not reduce to only quantity and quality of food: at an early age it acts as an organizer of affective exchanges and biological rhythms8. The limit of many prevention projects, and consequently of the actual results achieved, stagnates when Tale modello permette di prendere in considerazione i legami e le interconnessioni fra l’evoluzione delle funzioni organiche e psichiche e le esperienze di sviluppo affettive, sociali e ambientali del bambino. Nei primi anni di vita la relazione di accudimento, di cui l'alimentazione è uno dei principali elementi, è caratterizzata da interazioni cicliche e prevedibili del bambino con il caregiver familiare, sulle quali si fonda un sistema di aspettative reciproche che il bambino giunge a riconoscere, ricordare e attendere6. Durante l'esperienza alimentare, il bambino sperimenta percezioni interne (sensazioni di benessere e di malessere, di fame e di sazietà) che l'adulto empaticamente conferma attraverso la risposta ai bisogni, il rispecchiamento e il contenimento. Il caregiver aiuta così il bambino a dare un significato affettivo alle sensazioni corporee poste alla base della sincronia polisensoriale e della futura regolazione emotiva7 dell’individuo. È auspicabile che il dialogo interattivo proceda attraverso scambi ben riusciti, sintonici, in cui si possano contemplare possibili rotture che portano gli attori a negoziazioni reciproche e a riparazioni che, quando efficaci, pongono le basi per sviluppare la fiducia nel poter superare momenti di crisi. La madre e il bambino co-costruiscono insieme un accordage affettivo, una sincronia, un ritmo d'ingaggio specifico per ogni diade. L’alimentazione non si riduce dunque alla sola quantità e qualità del cibo: in età precoce si pone come un organizzatore degli scambi affettivi e dei ritmi biologici8. Il limite di numerosi progetti di prevenzione, e di conseguenza degli effettivi risultati raggiunti, ristagna nel considerare la prevenzione dei disturbi alimentari e la promozione della salute esclusivamente in termini educativi/cognitivi di attenzione alla sana alimentazione e all’esercizio fisico, senza prendere in considerazione la complessità dei significati affettivi, relazionali e culturali dell’alimentazione – in sintesi, senza considerarne l’approccio olistico. Dal momento che l’OMS ha rilevato che gli interventi precoci e complessi, che tengono in considerazione l’origine O for Ólos 6. G. De Campora; G. C. Zavattini, Mindfulness e disturbi alimentari, 2016 7. C. Riva Crugnola, Intersoggettività, regolazione emotiva e Attaccamento nella prima Infanzia, 2015 8. M. Ramsay, Les problèmes alimentaires chez le bébé et les jeunes enfants- une nouvelle perspective, 2001

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