1 OSSIGENO Elements of life
Il capitolo scientifico di O6 è un’azione di discernimento sull’alimentazione attraverso ciò che non mangiamo e i rischi che comporta l’esclusione di certi cibi. Il mezzo di questa informazione è un’intervista al Professor Ashkan Professor Ashkan Afshin, titolare di una ricerca condotta in 195 Nazioni sui fattori di rischio per la popolazione. Il cammino di questo volume, dalla scienza all’arte, trova punto di vibrazione nell’articolo dedicato al mentalismo mentalismo, dove anche il più illuministico dei cervelli cade nelle trappole delle percezioni, fa sconfinare i propri risultati oltre il reale. Direttore di questo gioco è Francesco Tesei Francesco Tesei, Il Mentalista, coinvolto dalla redazione di Ossigeno in una performance dedicata e accessibile ai soli lettori di questo numero. La mente pensa dunque di agire sempre su base scientifica, ma le sue possibilità di esplorazione possono andare oltre i binari su cui ci immaginiamo di agire senza alternativa. L’arte è uno degli strumenti più utili per portare l’elastico delle percezioni e delle emozioni oltre il reale. In O6, l’arte è nell’obiettivo del cineasta greco Yorgos Lanthimos, nel ritratto letterario della noce, nelle tavole di Carlo Pastore e nelle creazioni dello chef Gianluca Gorini Gianluca Gorini. Suo il menu d’autore che accompagna attraverso le dieci letture proposte in questo numero, l’ultima in ordine di indice dedicata a Napoli Napoli, dove i luoghi comuni sono imperdibili e irripetibili. The scientific chapter of O6 represents an action of discernment about nutrition by means of what we do not eat and the risks that this exclusion could entail. Vehicle for this information is an interview with Professor Ashkan Afshin Professor Ashkan Afshin, signatory to a survey of 195 Countries into the risk factors for the population. From science to art, the journey of this volume finds its point of vibration in the article dedicated to mentalism, where even the most enlightened brain falls into the traps of perception, making its results overpass reality. The director of this game is Francesco Tesei Francesco Tesei, The Mentalist, involved by Ossigeno’s editorial staff in a dedicated performance exclusively accessible to this issue’s readers. Therefore, our mind always thinks of acting on a scientific basis, but its possibilities of exploration can go beyond the tracks on which we imagine to act without an alternative. Art is one of the most useful tools to dilate beyond reality the elastic of perceptions and emotions. In O6, art is the focus of the Greek filmmaker Yorgos Lanthimos Yorgos Lanthimos, of the walnut’s literary portrait, of Carlo Pastore’s tables and of chef Gianluca Gorini Gianluca Gorini’s creations. His is the author's menu that accompanies through the ten readings proposed in this issue, whose last in order of index is dedicated to Naples, where clichés are unmissable and unrepeatable. Mario Zani
#O à la carte Un menu d’autore, concepito ad hoc per Ossigeno e realizzato in modalità live show dallo chef ospite di questo numero: prima Stella raggiunta per la Guida Michelin 2020, eletto Novità dell’Anno dalla Guida Espresso 2019, la carta di Gianluca Gorini per O6. A master menu, exclusively conceived for Ossigeno and realized in live-show mode by the guest chef of this issue: first Star gained for the 2020 Michelin Guide, Exploit of the Year for the 2019 Espresso Guide, the menu by Gianluca Gorini for O6. zuppa fredda di cozze, mandorle, salicornia e alga spirulina cold mussel, almond, salicornia and spirulina algae soup carpaccio di zucchine e limone alla brace, tè matcha e tenerumi char-grilled courgette and lemon carpaccio, matcha tea and tender zucchini greens crema di arachidi tostati, salmoriglio al pomodoro e capperi fritti toasted peanut cream, tomato salmorejo and fried capers gamberi rossi in crosta di pistacchio, misticanza allo zenzero e maionese al lime red prawns in a pistachio crust, ginger mesclun and lime mayonnaise semi di girasole risottati, scarola in agrodolce e fermentino alla paprika risotto-like sunflower seeds, sweet and sour escarole and paprika fermentino tagliolini alla canapa, burro, estratto di salvia e pecorino di fossa hemp tagliolini, butter, sage extract and pecorino di fossa cheese carota al cartoccio, fermentino di anacardi, semi di zucca e arancia carrot en papillote, cashew nut fermentino, pumpkin seeds and orange maialino alla brace, prugne in agrodolce ed emulsione di rapa rossa char-grilled piglet, sweet and sour plums and beetroot emulsion funghi porcini alla brace, noci, parmigiano e prezzemolo bollito char-grilled porcini mushrooms, walnuts, parmesan and boiled parsley pomodoro ripieno alla brace, fermentino al pepe nero e pesto di erbe e liquirizia char-grilled stuffed tomato, black pepper fermentino and herbs and licorice pesto crema di ricotta al limone, more caramellate e granita di verbena lemon ricotta cream, caramelized mulberries and vervain granita mango macerato al rhum, fava di cacao e crema al caffè di cicoria mango macerated in rum, cocoa bean and chicory coffee cream 10..... 20..... 30..... 40..... 78..... 86..... 98..... 114.... 124.... 138.... 156.... 158....
12 16 22 32 26 36 #pop-up chef L’IMPRESA ECCEZIONALE È L’ESSERE NORMALE. INTERVISTA A GIANLUCA GORINI _ a cura di federico spadoni La Repubblica lo definisce «uno dei talenti più marcati nel novero della seconda generazione di Nuova Cucina Italiana»: O6 incontra Gianluca Gorini, la cui esperienza gustativa trasforma il passato in futuro, e la normalità in eccezionalità. THE EXCEPTIONAL FEAT IS BEING NORMAL. AN INTERVIEW WITH GIANLUCA GORINI _ curated by federico spadoni La Repubblica defines him «one of the strongest talents in the ranks of the second generation of New Italian Cuisine»: O6 meets Gianluca Gorini, whose taste experience turns past into future, and normality into exceptionality. .............................................................................. #al nocciolo / #to the core PUNTO FISSO: MANGO _ a cura di federico tosi La poetica metafora custodita da un frutto simbolo di saggezza e perfezione, dalla faretra amorosa di Kama alle mani sapienti di Ganesha. STANDING POINT: MANGO _ curated by federico tosi The poetic metaphor guarded by a fruit symbol of wisdom and perfection, from Kama's amorous quiver to Ganesha’s wise hands. PUNTO DI ROTTURA: LA NOCE _ a cura di patricia de croce La sfacciata metafora custodita da un frutto simile a un cervello nella forma, e alla protezione del sé nella sostanza. BREAKING POINT: THE WALNUT _ curated by patricia de croce The blatant metaphor guarded by a fruit similar to a brain in form, and to the protection of self in substance. p. 23 | 26 | 33 | 36 #tavole d’autore | #author’s panels _ Carlo Pastore
#nome d’arte / #stage name GRAND HOTEL LANTHIMOS _ curated by fabiola triolo O6 incontra l’evocativa drammaturgia del cineasta greco Yorgos Lanthimos, figlio del suo tempo e di una terra culla del mito, immaginando di materializzare la sua potentissima visione in un luogo fisico come la hall di un hotel, e viaggiando attraverso l’esperimento sociale [#Seigradi, pag. 52], la musica [#Assolo, pag. 60] e la storia del costume e dell’architettura [#Habitus, pag. 62] O6 meets the evocative dramaturgy of the Greek filmmaker Yorgos Lanthimos, son of his time and of a land cradle of myth, imagining to materialize his powerful vision in a physical place like that of a hotel lobby, and traveling through the social experiment [#Sixdegrees, page 52], the music [#Solo, page 60] and the history of costume and architecture [#Habitus, page 62]. ............................................................ #in fermento / #in ferment IN NOME DI PASTEUR. NUOVI DIALOGHI TRA SCIENZA E FERMENTAZIONE _ a cura di laura colleo Un excursus sui progressi scientifici contemporanei nella promozione degli effetti benefici della fermentazione: da Louis Pasteur a… Lisa Simpson. IN THE NAME OF PASTEUR. NEW DIALOGUES BETWEEN SCIENCE AND FERMENTATION _ curated by laura colleo An excursus on contemporary scientific achievements in promoting the beneficial effects of fermentation: from Louis Pasteur to... Lisa Simpson. .................................................................. #O di Ólos / #O for Ólos CIÒ CHE NON MANGIAMO CI UCCIDE. INTERVISTA CON IL PROF. ASHKAN AFSHIN _ a cura di sandro di domenico Dalla sede dell’IHME di Bill Gates a Seattle, O6 intervista Ashkan Afshin, firmatario di un rilevante studio sui Rischi del comportamento alimentare per 195 Nazioni, le cui rigorose rivelazioni sovvertono la celebre massima di Feuerbach: non siamo solo ciò che mangiamo, ma anche - e soprattutto - ciò che non mangiamo. WHAT WE ARE NOT EATING IS KILLING US. AN INTERVIEW WITH PROF. ASHKAN AFSHIN _ curated by sandro di domenico From Bill Gates’ IHME headquarters in Seattle, O6 interviews Ashkan Afshin, signatory of a relevant study on Health effects of dietary risks on 195 Countries, whose rigorous revelations subvert Feuerbach's famous maxim: we are not only what we eat, but also - and above all - what we don't. 42 80 83 88 93
#the O’ spa MEDITAZIONE TRASCENDENTALE®: LE ACQUE SERENE DI UN GRANDE IMPERO E LE ACQUE PROFONDE DI DAVID LYNCH _ a cura di stefano santangelo Il campo unificato, Maharishi Mahesh Yogi e David Lynch: dall’impero del caos all’Inland Empire corre la distanza di un pensiero. TRANSCENDENTAL MEDITATION®: THE STILL WATERS OF A GREAT EMPIRE, THE DEEP WATERS OF DAVID LYNCH _ curated by stefano santangelo The unified field, Maharishi Mahesh Yogi and David Lynch: between the empire of chaos and the Inland Empire lies the distance of one thought. ................................................... #i sensi e la città / #senses and the city NAPOLI. RAGIONE E SENTIMENTO [MARIA NAZIONALE 1 - JANE AUSTEN 0] _ a cura di anita pepe Uno di quei rari casi in cui arrendersi ai luoghi comuni è la migliore delle scelte, quando i luoghi comuni sono così irripetibili. Per O6, la critica d’arte Anita Pepe ‘sente’ Napoli. NAPLES. SENSE AND SENSIBILITY [MARIA NAZIONALE 1 - JANE AUSTEN 0] _ curated by anita pepe One of those rare cases in which surrendering to clichés is the best of choices, when clichés are so unrepeatable. For O6, art critic Anita Pepe ‘feels’ Naples. 126 132 140 141 108 116 120 100 #E = O IL PIÙ ONESTO TRA GLI INGANNI. INTERVISTA A FRANCESCO TESEI _ a cura di stefano santangelo Anche a un occhio inesperto è chiaro: nella celebre tela di Holbein Gli Ambasciatori qualcosa non quadra. È l’anamorfosi, un inganno della percezione umana, come quelli di cui parla Francesco Tesei, nostra personale guida attraverso l’arte del mentalismo di cui è uno dei più grandi esponenti internazionali. Tra le pagine, da decriptare attraverso un QR Code, un estratto dalla performance di Tesei tenuta in esclusiva per O6. THE MOST HONEST OF DECEPTIONS. AN INTERVIEW WITH FRANCESCO TESEI _ curated by stefano santangelo Even to an inexperienced eye it is clear: in the masterpiece by Holbein The Ambassadors something does not seem right. It’s anamorphosis, a deception of human perception, like those told by Francesco Tesei, our personal guide through the art of mentalism of which he is one of international leading figures. Between pages, to be decrypted through a QR Code, an excerpt from Tesei’s performance exclusively held for O6. ................................................... #under pressure L’ATLETICA DELLA PROPRIOCEZIONE _ a cura di federico tosi Breve storia dello stretching, percepito tra il prodigio e il danno - sorte comune per quelle discipline in cui l’uomo è al centro di un percorso di individuale conoscenza. THE ATHLETICS OF PROPRIOCEPTION _ curated by federico tosi Short history of stretching, perceived halfway between prodigy and damage - common destiny of those disciplines in which man stands at the center of an individual knowledge path.
8
9
10 O à la carte
11 zuppa fredda di cozze, mandorle, salicornia e alga spirulina • 1 kg di cozze fresche • 200 g di mandorle dolci pelate • 100 g di salicornia • 20 g di polvere di alga spirulina • 2 g di agar-agar in polvere • olio evo q.b. *** Idratare le mandorle immergendole in acqua per una notte. Passare alla centrifuga e ricavare un latte di mandorla. Legare il latte ottenuto con l’agar-agar e, una volta condensato, frullare fino a ottenere una consistenza liscia e cremosa. Aprire le cozze, estrarre il frutto e recuperare la loro acqua di governo. In un piatto fondo sistemare alla base il latte di mandorla e qualche mandorla intera, aggiungere le cozze condite con poco olio e irrorare con l’acqua delle cozze. Aggiungere la salicornia e spolverare con l’alga spirulina. cold mussel, almond, salicornia and spirulina algae soup • 1 kg of fresh mussels • 200 g of sweet peeled almonds • 100 g of salicornia • 20 g of powdered spirulina algae • 2 g of powdered agar-agar • evo oil to taste *** Hydrate the almonds by soaking them in water overnight. Switch to the centrifuge and obtain an almond milk. Tie the obtained milk with agar-agar and, once condensed, blend it until its consistency becomes smooth and creamy. Open the mussels, extract their fruit and save their own water. In a deep dish, place the almond milk and some whole almonds at the base, add the mussels flavoured with a little oil and drizzle with their saved water. Add the salicornia and sprinkle with spirulina algae on top. sound sommelier’s tip: the limiñanas, ‘ouverture’ [album: ‘shadow people’, psych rock, 2018] corte fusia - franciacorta docg brut X 4 O à la carte
#pop-up chef a cura di Federico Spadoni 12 pop-up chef
13 pop-up chef l’impresa eccezionale è l’essere normale. intervista a gianluca gorini
14 pop-up chef «Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è l’essere normale», canta disperatamenteroticamente Lucio dalla mia autoradio, profetico come è sempre stato, ma come ancora non avevo consapevolezza, rispetto all’esperienza vissuta stasera. Sono le 21:00, e io sto andando dall’eccellenza scelta per questo numero di Ossigeno. Sto andando daGorini. Prima Stella raggiunta per la Guida Michelin 2020, Novità dell’anno per la Guida Espresso 2019 e Miglior Chef per la Guida Identità Golose 2019 sono solo le più recenti tra tutte le vetrofanie e gli attestati di merito ottenuti in una carriera così giovane e così fulminea. Il cuore profondo dell’esperienza che Gianluca Gorini Gianluca Gorini ha voluto creare è qui, in questo luogo in cui la preparazione è l’espressione ultima di un vissuto fatto anche di azzardi. Fra tutti, quello che l’ha portato a prendere le redini di un posto storico come la Locanda del Gambero Rosso, in una X frazione di una X località termale italiana, cambiarne il nome per risollevarla da una deriva in cui era caduta negli ultimi anni, cessata la storica gestione, e ripensarne da zero la filosofia. Perché di filosofia si tratta, quando sei in grado di colorare la normalità di relativismo situazionista e di comprendere, in controtendenza assoluta, che essa è unicamente collegata al tuo progetto di vita pieno di talento, unico, e quindi eccezionale. Era il 2017 quando l’impresa si è compiuta. Lo stereotipo dei luoghi in cui il tempo sembra in pausa è qui. I bar del centro si contendono l’intrattenimento, e non è raro incappare nel concerto di una delle band che gravitano attorno al collettivo discografico autoctono Soundido. In questo posto in cui la parola slow è troppo corta per rendere l’idea, una formazione di musicisti folli di nome Supermarket è riuscita a trasformare in world music un folk fatto di clarinetti, trombe, tromboni e sax. Le coincidenze. «Io suono il trombone - confida Gorini - o meglio, lo suonavo quando avevo tempo». Le coincidenze. �uesta è la cornice in cui Gorini ha deciso di stabilirsi, creando un’esperienza capace di attrarre non solo gli irriducibili delle metropoli, ma anche un red carpet di colleghi di esperienza internazionale - ultimi solo in ordine di tempo, Moreno Cedroni Moreno Cedroni e Mauro Uliassi Mauro Uliassi. Lui, che alla mattina va a camminare nei boschi del circondario «per rigenerare la freschezza mentale, perché il viaggio parte sempre nella testa». Lui, che da Pesaro si è spostato anche a Londra - raccontando divertito di quando, nella sua gavetta in un bistrot francese, il capopartita algerino dall’occhio di vetro inveiva contro chiunque, con la mano fissa sulla brace della carbonella - parla della sua scelta in controtendenza totale per quanti gli dicevano che era pazzo, con un talento come il suo, a decentrare la sua esperienza rispetto a circuiti all’interno dei quali la comunicazione è molto più facilmente sotto i riflettori. Ne parla come di una scelta di vita. Di qualità della vita qualità della vita. Un figlio d’arte, se così si può dire. La mamma e la zia gestivano una trattoria vecchio stampo, di quelle dove le recensioni sui piatti si leggono nel parcheggio, contando la pila di camion stipati fuori. «In generale, prendo ispirazione dal mio vissuto. Cucinare, ma penso valga anche in ogni processo creativo, è materializzare un tuo
15 pop-up chef pensiero, ed è normale che sia il sunto di una tua esperienza. Anzi, se non fosse così non sarebbe vero. Come fa il pensiero a esserlo, se non nasce da dentro di te, da qualcosa che hai percepito e conservato nella memoria?». I primi ricordi che lo chef condivide sono quelli dei gesti visti e rivisti tra la sala e la cucina di quella trattoria, i suoi profumi, i suoi colori. «Poi - puntualizza - è chiaro che oggi ogni riferimento debba essere filtrato dalla competenza». Una competenza già diventata riconoscibilissima autorialità autorialità, con una testata blasonata come La Repubblica che lo definisce senza mezzi termini «uno dei talenti più marcati nel novero della seconda generazione di Nuova Cucina Italiana», e il ristorante di cui è chef patron «un educato pugno in pancia a una ristorazione romagnola tradizionalmente poco incline alle corde dell'avanguardia¹». Vicino al paese d’origine c’è Pesaro e il mare, l’imbarazzo della scelta per chi, come Gorini, vuole fare gavetta durante l’estate. Poi, gli orizzonti si ampliano. Ed è la permanenza, dal 2003 al 2008, dallo chef stellato Paolo Teverini Paolo Teverini, suo mentore e maestro assieme a Paolo Lopriore Paolo Lopriore, che segna la strada verso la valle del Savio. L’ex Locanda del Gambero Rosso era un locale storico della tradizione, Gorini la chiama «cucina delle memorie», ma le creazioni che oggi escono dalla sua, di cucina, per raggiungere i tavoli dei suoi ospiti, trasformano il passato in futuro. «Se guardi i piatti e poi guardi fuori, vedi le stesse cose: la genuinità di questo luogo è sconvolgente e rispecchia il modo in cui io concepisco il mio lavoro, con la materia prima al centro, senza sviolinare o voler esclusivamente soddisfare l’ego dello chef». Per dirla in termini musicali, ricordando i momenti in cui il tempo per suonare abbondava, le creazioni dello chef suonano note «funky, jazz, di un rhythm and blues dove il lato sentimentale è importante. Lo spartito c’è, ma non è scritto. Perché ce l’hai dentro». Lasciamo allora libertà di esecuzione; così, nella line-up della serata e accompagnati da un’interessantissima cantina gestita da un altro nome di spicco quale quello di Mauro Donatiello Mauro Donatiello, l’intro è quella di una crema fredda al pomodoro crema fredda al pomodoro con estratto di mandorla, pompelmo pompelmo, ricotta e olive ricotta e olive. I minuti fluiscono, la session prosegue: risotto cotto in brodo di risotto cotto in brodo di funghi e tabacco. Piccione scottato alla brace con estratto di alloro: «per questo - mi rivela con una punta d’orgoglio - arrivano da tutta Italia». E hanno ragione, perché sono tutti autentici signature dishes. «La differenza oggi è fare un racconto autentico, credibile, che dia un’esperienza culturale profonda per raccontare chi siamo e qual è il nostro gusto». Lui, che alla Regina Elisabetta cucinerebbe una panzanella alla Regina Elisabetta cucinerebbe una panzanella. Lui, il cui più grande rimpianto non è certo quello di avere abbandonato le capitali mondiali del circuito gourmet, ma quello di non avere potuto prendere parte, per ragioni puramente anagrafiche considerando la sua classe ‘83, al concerto del 1980 di Bob Marley a San Siro concerto del 1980 di Bob Marley a San Siro. Lui, che insieme alla sua compagna di vita Sara, ha saputo fare combaciare la controtendenza a un progetto di vita di successo, riuscendo a farla rientrare nella norma. O meglio: nell’eccezionalità della norma. ¹ Enzo e Paolo Vizzari, Gianluca Gorini, una cucina tra azzardi [riusciti] e carezze [non banali], La Repubblica-Sapori, 28/05/2018
16 pop-up chef
pop-up chef 17 #pop-up chef curated by Federico Spadoni the exceptional feat is being normal. an interview with gianluca gorini
18 pop-up chef «But the exceptional feat, believe me, is being normal²» is the translation of the verse of the song that Lucio Dalla desperatelyerotically [that’s its title, Desperate Erotic Stomp] is singing out of my car radio, prophetic as he has always been, but as I still had no awareness, with regard to the experience I am going to have tonight. It is 9:00 pm, and I'm directed to the excellence chosen for this issue of Ossigeno. I'm going daGorini. First Star gained for the 2020 Michelin Guide, Exploit of the year for the 2019 Espresso Guide and Best Chef for the 2019 Identità Golose Guide are only the most recent, among all the window stickers and certificates of merit obtained in a career so young and so lightning. The deep heart of the experience that Gianluca Gorini Gianluca Gorini wanted to create is here, in this place where preparation is just the ultimate expression of a life even made of hazards. Among all, the one that led him to take the reins of a historic place like the Locanda del Gambero Rosso, in an X district of an X Italian thermal town, changing its name to lift it from a drift in which it had fallen in recent years, once the historic management ceased, rethinking from scratch its philosophy. Because it is philosophy what we are talking about, when you are able to colour the normality of situationist relativism and to understand, in total countertendency, that this normality could be connected to a project of life full of talent, unique, and therefore exceptional. It was 2017 when the feat was achieved. The cliché of places where time seems to be paused lies in here. The bars downtown compete for entertainment, and it is not uncommon to come across a concert by one of the bands revolving around the native Soundido record collective. In this place where the word slow is too short to give an idea, a formation of weird musicians named Supermarket has succeeded in turning an autochthonous folk made of clarinets, trumpets, trombones and sax into world music. Coincidences. «I play the trombone - Gorini confides - or rather, I played it when I had time». Coincidences. This is the frame in which Gorini decided to settle, creating an experience capable of attracting not only the diehards of the metropolis, but also a red carpet of colleagues with international experience - to name just the last ones in order of time, Moreno Cedroni Moreno Cedroni and Mauro Uliassi Mauro Uliassi. He, who in the morning goes to walk in the surrounding woods «to regenerate the mental freshness, because the journey always starts in the head». He, who from Pesaro has also moved to London - telling amused when, in his apprenticeship at a French bistro, his Algerian glass-eyed chef de partie inveighed against anyone, his hand stuck on the embers of charcoal - talks about his choice in total countertrend for those who thought that he was crazy, with such a talent, to decentralize his experience with respect to circuits within which communication is much more easily in the spotlight. He speaks about it like a life choice. A quality of life quality of life choice. Born into art, if we can say so. His mom and aunt ran an old-fashioned trattoria, where reviews about the dishes can be read in the parking lot, counting the pile of trucks packed out. «In general, I take inspiration from my experience. Cooking, but I think it is also true in every creative process, means materializing your thoughts, and it is natural for it to be the summary
19 pop-up chef of your experience. Indeed, if not, it would not be true. How might thought be so, if it is not born from within you, from something that you have perceived and kept in your memory?». The very first memories that the chef shares are those of the gestures seen over and over again between the dining room and the kitchen of that trattoria, its scents, its colors. «Then - he points out - it is quite clear that today every reference must be filtered by competence». A competence already become recognizable authorship authorship, with a major newspaper the likes of La Repubblica defining him, no half measures, «one of the strongest talents in the ranks of the second generation of New Italian Cuisine», and the restaurant of which he is chef patron «a polite punch in the belly of a Romagna dining traditionally not so inclined to avant-garde strings³». Close to his country of origin there is Pesaro and the sea, spoilt for choice for those who, like Gorini, want to work their way up during the summer. Then, horizons became broader. And it is his stay, from 2003 to 2008, with starred chef Paolo Teverini, his mentor and Maestro together with Paolo Lopriore Paolo Lopriore, that marked the way towards the Savio valley. The former Locanda del Gambero Rosso was a historical venue of tradition, what Gorini calls «memory cuisine», but the creations that now come out of his kitchen to reach the tables of his guests definitely turn past into future. «If you look at the dishes and then take a look around, you will see the same things: the genuineness of this place is striking and it reflects the way I conceive my work, with the raw matter at the center of everything, without buttering up or struggling to appease any chef’s ego». To put it in a musical way, remembering those moments when time to play abounded, Gorini’s creations play «funky, jazz, rhythm and blues notes, where the sentimental side is important too. The sheet music is present, but it is not written. Because you got it in you». So, let’s give it up for the freedom of performing; in the line-up of the evening, accompanied by a very interesting cellar managed by another leading name the likes of Mauro Donatiello Mauro Donatiello, intro is that of a cold tomato cream with almond extract, cold tomato cream with almond extract, grapefruit, ricotta and olives. Minutes flow, the jam-session continues: risotto cooked in mushroom and tobacco broth. risotto cooked in mushroom and tobacco broth. Grilled pigeon with bay leaf extract: «thanks to this - he tells me with a touch of pride - people come from all over Italy». And they are right, because these are authentic signature dishes signature dishes. «The difference today lies in the ability to build an authentic, credible story, able to transmit a profound cultural experience, to tell who we are and what our taste is». He, who would prepare a panzanella to �ueen Elizabeth. He, whose biggest regret is not at all that of having abandoned the world capitals of the gourmet circuit, but that of not having been able to take part - for purely registry reasons, considering that he was born in 1983 - at Bob Marley's concert in 1980 in San Siro Bob Marley's concert in 1980 in San Siro. He who, together with his life companion Sara, was able to match the countertrend with a successful life project, managing to make it fit within the norm. Or rather: within the exceptionality of the norm exceptionality of the norm. ² «Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è l’essere normale» Lucio Dalla, Disperato Erotico Stomp, 1977 ³ Enzo e Paolo Vizzari, Gianluca Gorini, una cucina tra azzardi [riusciti] e carezze [non banali], La Repubblica-Sapori, 2018/05/28
20 O à la carte carpaccio di zucchine e limone alla brace, tè matcha e tenerumi • 500 g di zucchine chiare • 1 limone non trattato • 4 fiori di zucchina freschi • 80 g di tenerumi di zucchina • 10 g di tè matcha • sale fino q.b. • sale in fiocchi q.b. • aglio q.b. • olio evo q.b. • pepe nero q.b. *** Tagliare le zucchine a fette di spessore di circa ½ cm, condire con il sale fino e il pepe nero e lasciare appassire. Tagliare il limone a fette sottili. Cuocere le zucchine e il limone alla brace a fuoco sostenuto. Appassire i fiori e i tenerumi in padella con olio, aglio e fiocchi di sale. Su un piatto da portata, sistemare le zucchine e il limone alternando gli strati. Aggiungere in cima i fiori, i tenerumi e spolverare con il tè matcha. Guarnire con fiocchi di sale. char-grilled courgette and lemon carpaccio, matcha tea and tender zucchini greens • 500 g of light green courgettes • 1 not-treated lemon • 4 fresh zucchini flowers • 80 g of tender zucchini greens • 10 g of matcha tea • table salt to taste • flake salt to taste • garlic to taste • evo oil to taste • black pepper to taste *** Cut the courgettes into slices about ½ cm thick, season with table salt and black pepper and leave to dry. Slice the lemon thinly. Cook the courgettes and the lemon on the charcoal grill over high heat. Soften the zucchini flowers and tender greens in a pan with evo oil, garlic and flake salt. On a serving plate, arrange the courgettes and the lemon alternating their layers. Add flowers and tender greens on top and sprinkle with matcha tea. Garnish with flake salt.
21 O à la carte sound sommelier’s tip: calcutta, ‘del verde’ [album: ‘mainstream’, indie pop, 2015] le battistelle - soave classico doc ‘battistelle’ 2017 X 4
punto fisso: mango mango - Tav. 001 Pencil on paper, 2019 Carlo Pastore for Ossigeno #06 #al nocciolo a cura di Federico Tosi al nocciolo 22
23
L’Induismo prende e solleva dal tempo. �ualunque storia, dottrina, pratica o leggenda si incontri dell’Induismo, questa è capace di un trasporto che prima di tutto annulla la dimensione degli anni, se non dei millenni. Dietro questa sensazione ci possono essere ragioni spirituali, come il senso di eternità senso di eternità di un ohm, o simboliche, come l’enorme trama di divinità trama di divinità, racconti e tradizioni che accompagnano in un Olimpo lontano dalla dimensione umana, ma solo nell’aspetto. Le narrazioni religiose induiste non rientrano in un piano cartesiano, violano dimensioni, fisica e soprattutto tempo. Sessanta milioni, per esempio, sono gli anni attesi da Kama prima di scoccare il fiore di mango e colpire Siva. Leggende e metafore dove il controllo umano è impossibile e dove non resta che ascoltare, dove tutto il regno di Animalia interagisce con i comportamenti umani connotando visivamente la parabola, escludendola dal possibile per renderla ancora più evidente, comprensibile. Nel pantheon induista non mancano i fiori e i frutti e, tra le piante simbolo, il mango è quella che produce il frutto nazionale dell’India frutto nazionale dell’India. �ui cresce a perdita d’occhio, e qui è venerato nelle mani di Ganesha, o nella faretra di Kama. MANGO: KAMA E IL FIORE DEL DESIDERIO Kama, dio dell’amore, lo si può immaginare come un giovane uomo stretto tra le ali di un pappagallo, con un arco di canna da zucchero e corda di api. Un’arma dolce che carica con frecce di fiori: «mango, loto giallo, loto blu, ashoka e gelsomino¹». Era stato Indra, divinità suprema, a inviarlo sull’Himalaya da Siva, che da troppo meditava e che gli dei volevano invece al loro fianco per difendersi da un demone. Kama, detto anche Cinque-Frecce, lo raggiunse, armò l’arco e tese la corda d’api, mantenendo questa posizione per 60 milioni di anni. Kama scoccò il fiore di mango² quando la dea Parvati, terminato il suo percorso di ascesi, raggiunse anche lei il corpo di Siva, intenzionata a unirsi all’unico che desiderasse. Kama non sbagliò mira, il fiore si trasformò in un soffio di innamoramento e attraversò Siva, che iniziò a percepire l’emozione dell’infatuamento prendere il controllo sulla sua mente. Siva, il dio che distrugge e rigenera, aprì gli occhi, vide Cinque-Frecce, aprì il terzo e lo incenerì. 24 al nocciolo
I fiori di Kama inducono ogni turbamento dell’amore, ogni trepidazione, apprensione, eccitazione e suggestione, e il mango è vettore di delusione/infatuazione. La freccia di questa leggenda doveva innescare il desiderio e ci riuscì. La devastante reazione di Siva fu seguita dalle preghiere di Parvati che spinsero la divinità a rimettere in vita Kama, fatto risorgere tuttavia senza corpo, ma come brivido. Diverse versioni³ caricano di simboli questa storia, con un punto di equilibrio ben preciso. C’è, e ci deve essere, il tempo per la mente, e c’è, e ci deve essere, il tempo per il corpo. Ogni fase della vita ha le sue propensioni, ma non manchi il desiderio non manchi il desiderio. L’Induismo è definito ‘religione’ per semplicità. Sotto questa definizione sono annoverate svariate dottrine, differenti ma convergenti. Non c’è una pratica collettiva identica. L’approccio alla sapienza dei libri sacri dell’Induismo è per esempio possibile attraverso i sei Darśana [Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya], sistemi filosofico-religiosi per nulla simili tra di loro, tuttavia proiettati verso la stessa via di fuga. Tutte queste teologie accompagnano per strade diverse allo stesso sapere. A tutte sono comuni le leggende, esattamente come la presenza della Mangifera indica. MANGO: GANESHA E LA CORSA SAGGIA DELL’ELEFANTE Ganesha sta alla saggezza come Kama al desiderio. Figlio di Siva e Parvati, Ganesha fu coinvolto - insieme al fratello Kartikeya, dio della guerra - in una sfida di saggezza. Al primo che avesse compiuto tre giri del mondo, sarebbe stato dato in premio un mango magico benedetto da un saggio. Sfruttando il volo del suo pavone, Kartikeya partì all’istante per il suo viaggio, desideroso di primeggiare in questa sfida tra dei. Più calmo, Ganesha rimase sul posto e continuò a svolgere le sue mansioni, sottolineando come ogni cosa straordinaria non debba comunque allontanare dall’ordinario. Ganesha non si limitò a questa decisione: raggiunse i genitori e per tre volte girò intorno a loro, ritenendo così concluso quello che per lui era il giro del mondo. Del suo mondo. La sua reazione davanti alla sfida sbalordì gli dei, giudici della gara, e portò alla furia il fratello Kartikeya. Ganesha è una delle divinità più venerate dell’Induismo e la passione verso il suo culto è sospinta anche da questa leggendaria sfida divina. Il mango magico venne perciò conferito a Ganesha, e da quel tempo posa nella mano del dio con la testa di elefante quale simbolo di saggezza e perfezione simbolo di saggezza e perfezione. 1_C. Philips, M. Kerrigan, D. Gould, Ancient India’s Myths and Beliefs, ed. Rosen publishing, 2011 2_C. Benton, God of desire: tales of Kamadeva in Sanskrit story literature, ed. State University of New York Press, 2006 3_A. Daniélou, Miti e Dei dell’India, ed. Feltrinelli, 1992 25 to the core
26
27 to the core standing point: mango mango - Tav. 002 Pencil on paper, 2019 Carlo Pastore for Ossigeno #06 #to the core curated by Federico Tosi
28 al nocciolo Hinduism goes and relieves from the burden of time. Any story, doctrine, practice or legend met in Hinduism is capable of such a kind of abandon to cancel, above all, the dimension of years, if not of millennia. Behind this feeling there may be spiritual reasons, such as the sense of eternity owned by an sense of eternity owned by an ohm, or symbolic ones, such as the enormous weave of divinities, stories and traditions bringing to an Olympus far - but only in appearance - from the human dimension. Hindu religious narratives do not fit into a Cartesian plan, transcending dimensions, physics and, most of all, time. Sixty million years, for instance, Kama expected before shooting the flower of mango to hit Siva. Legends and metaphors where human control is impossible and where nothing remains but to listen, where the whole animal kingdom interacts with human behavior, visually characterizing the parable, by excluding it from anything possible to make it even more evident, understandable. In Hindu pantheon there is no shortage of flowers and fruits, and among the symbolic plants mango is the one that produces the national fruit of India national fruit of India. Here it grows as far as the eye can see, and here it is revered in Ganesha’s hands, or in Kama’s quiver. MANGO: KAMA AND THE FLOWER OF DESIRE Kama, the god of love, can be imagined as a young man clutched in the wings of a parrot, with a bow made of sugar cane and bee rope. A sweet weapon loaded with flower arrows: «mango, sun lotus, blue lotus, ashoka and jasmine4». It was Indra, supreme deity, who sent him to the Himalayas where there was Siva, who had been meditating too long, claimed by gods at their side to defend themselves from a demon. Kama, also called Five-Arrows, joined him, armed the bow and stretched the bee rope, holding this position for 60 million years. Kama shoot the mango flower5 when the goddess Parvati, once finished her ascetic journey, also reached Siva's body, intent on joining the only one she wanted. Kama did not miss, the flower turned into a breath of love and crossed Siva, who began to feel the emotion of infatuation taking control of his mind. Siva, the god who destroys and regenerates, opened his eyes, saw Five-Arrows, opened the third one and incinerated him.
29 to the core The flowers of Kama induce every perturbation of love, every trepidation, apprehension, excitement and suggestion, and mango is a vector of delusion/infatuation. This legend’s arrow had to trigger desire, and it succeeded. Siva's devastating reaction was followed by Parvati's prayers that led the deity to put Kama back to life, although resurrected without the body, just as a thrill. Different versions6 load this story with symbols, with a precise balance point. There is, and there must be, a time for the mind, and there is, and there must be, a time for the body. Every phase of life has its propensities, but may desire never be lacking may desire never be lacking. Hinduism is called 'religion' for the sake of simplicity. Under this definition, several different but converging doctrines are included. There is not just one identical collective practice. The approach to Hindu sacred books’ wisdom is, for example, possible by means of the six Darśana [Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga and Sāṃkhya], religio-philosophic systems anything but similar to each other, yet projected towards the same escape route. All these theologies accompany, in different ways, to the same knowledge. Legends are common to each one of them, just like the presence of the Mangifera indica. MANGO: GANESHA AND THE WISE RACE OF THE ELEPHANT Ganesha is to wisdom what Kama is to desire. Son of Siva and Parvati, Ganesha was involved - together with his brother Kartikeya, god of war - in a challenge to wisdom. The very first one to complete three world tours would have been awarded with a magical mango blessed by a sage. Taking advantage of the flight of his peacock, Kartikeya immediately left for his journey, eager to excel in this divine challenge. Calmer, Ganesha stayed in place and continued to carry out his duties, emphasizing that everything extraordinary should never distance from the ordinary. Ganesha did not limit himself to this decision: he joined his parents and three times he turned around them, considering concluded what ‘world tour’ meant to him: that was the tour of his world. His reaction to the challenge astounded the gods, judges of the competition, and freaked his brother Kartikeya out. Ganesha is one of the most venerated Hindu deities, and the passion towards his cult is also driven by this legendary divine challenge. The magical mango was therefore awarded to Ganesha, and since then it lies in the hand of the god with the head of an elephant, as a symbol of wisdom and perfection symbol of wisdom and perfection. 4_C. Philips, M. Kerrigan, D. Gould, Ancient India’s Myths and Beliefs, ed. Rosen publishing, 2011 5_C. Benton, God of desire: tales of Kamadeva in Sanskrit story literature, ed. State University of New York Press, 2006 6_A. Daniélou, The Myths and Gods of India, ed. Princeton/Bollingen Paperbacks, 1991
30 O à la carte crema di arachidi tostati, salmoriglio al pomodoro e capperi fritti • 500 g di arachidi salati • 50 g di capperi • 75 g di pomodori secchi • 45 g di olive taggiasche • 20 g di acciughe sotto sale dissalate • 2 g di origano secco • 5 g di foglie di basilico fresco • 5 g di scalogno tritato • 1 l di acqua calda • olio evo q.b. • olio di semi di girasole q.b. *** Tostare le arachidi in forno a 180° per 8 minuti circa, togliere dal forno e frullare con 1 l di acqua calda. Passare al setaccio. Friggere i capperi in olio di semi di girasole. Tritare molto finemente gli altri ingredienti, riporli in una boule e coprirli con l’olio extravergine di oliva. Scaldare la crema di arachidi aggiungendo acqua all’occorrenza e, fuori dal fuoco, montare con l’olio extravergine. In un piatto da portata, sistemare alla base la crema di arachidi, finire con il salmoriglio e i capperi fritti. toasted peanut cream, tomato salmorejo and fried capers • 500 g of salted peanuts • 50 g of capers • 75 g of sundried tomatoes • 45 g of taggiasca olives • 20 g of desalinised anchovies in salt • 2 g of dried oregano • 5 g of fresh basil leaves • 5 g of chopped shallot • 1 l of hot water • evo oil to taste • sunflower seed oil to taste *** Toast the peanuts in the oven at 180 degrees for about 8 minutes, remove from the oven and blend with 1 l of hot water. Sieve. Fry the capers in the sunflower seed oil. Chop very finely the other ingredients, place them in a bowl and cover them with extra virgin olive oil. Heat the peanut cream by adding water if needed and, out of the heat, whip it with extra virgin olive oil. In a serving dish, place the peanut cream at the base, finish with the salmorejo and the fried capers.
31 O à la carte sound sommelier’s tip: galantis, ‘peanut butter jelly’ [album: ‘pharmacy’, electro house, 2015] laherte frères - champagne blanc de blancs brut ‘nature’ X 4
punto di rottura: la noce noce - Tav. 001 Pencil on paper, 2019 Carlo Pastore for Ossigeno #06 32 #al nocciolo a cura di Patricia De Croce al nocciolo
33
34 al nocciolo Cominciamo dal suo albero: preesistente all’uomo ed escluso dal Paradiso Terrestre preesistente all’uomo ed escluso dal Paradiso Terrestre. È quindi facile immaginarlo mentre aspettava Adamo lì, fuori dai confini dell’Eden. In attesa della cacciata. In questa zona del creato dove il peccato è consegnato all’espiazione. Come se sapesse. Come se volesse dargli un indizio per ritrovare, se non l’Eden, almeno se stesso ritrovare, se non l’Eden, almeno se stesso. E per ritrovarlo, infine, questo Paradiso Perduto, invece che fuori, dentro di sé. E in considerazione del lavoro necessario a entrare prima, e a trovare qualcosa dentro poi, la noce non poteva avere significato più calzante: protetto dagli sguardi dei profani. E quindi sacro, se i profani sono gli altri. Come è sacro tutto ciò che avviene in una qualunque forma di interiorità e al riparo da occhi indiscreti. Sacro perché custodito custodito, quindi. Non perché nascosto, né perché chiuso. Ma perché osservato costantemente. Da chi, del processo in corso, è il responsabile. Con un’attenzione che, proiettata all’infinito, si incontra e fonde con la devozione. Così andrebbe custodito il sé. A lui bisognerebbe essere devoti, in lui bisognerebbe credere sempre. In suo nome andrebbe sacrificato, se necessario, tutto il resto. Con un’attenzione costante e con una noce in tasca. Perché è anche amuleto contro il malocchio amuleto contro il malocchio, la noce. E gli sguardi possono essere malevoli, oltre che indiscreti. Sacro dunque così definibile: qualcosa che è all’interno di qualcos’altro che lo custodisce, perché possa continuare a essere tale. Un qualcos’altro che è anche chiuso - ma perché deve dischiudersi. Che è anche nascosto - ma perché deve svelare. E sono indeiscenti indeiscenti, infatti, le noci: non si aprono spontaneamente alla maturità. Bisogna cercarselo, quel seme lì. Dopo aver rotto tutto quello che sta intorno e fuori. O dopo che tutto, da sé, si è finalmente rotto, lasciandoci senza altro che non sia ciò che è dentro. Come per trovare se stessi bisogna cercare all’interno cercare all’interno. E continuare a custodire, dopo averlo trovato, il nocciolo di sé. Osservarlo costantemente, tenerlo come faro nel buio quando è necessario rompere rompere il guscio di tutte le zone di comfort che abitiamo che abitiamo fuori e dentro la nostra mente. Ché, quando c’è il nocciolo, c’è tutto. Corpo, mente e spirito Corpo, mente e spirito: il ternario sacro che la noce da sempre rappresenta. E se con ‘noce’ intendiamo per sineddoche il gheriglio gheriglio, e se nel gheriglio riconosciamo per sfacciata somiglianza il cervello, allora è facile arrivare a dire questo: quando c’è il pensiero c’è tutto quando c’è il pensiero c’è tutto. C’è un corpo sano e c’è lo spirito in cui è avvolto. E tutte le tre cose comunicano tra loro. Perché c’è una via tra la mente e lo spirito, e quella via è in quel punto del corpo che si chiama cervello. Da mantenere sano, perché sano sia anche il pensare. E la noce a questo serve, rotta e mangiata. A tenere sano tenere sano il cervello, emisfero destro ed emisfero sinistro. Per unire le loro funzioni in un’azione di pensiero capace di superare il cervello stesso [corpo] e connettersi allo spirito. In uno slancio di fede dove creatività e logica si sostengono, invece di smentirsi, fino a dissotterrare e incontrare un sé in cui poter credere, di cui potersi fidare.
35 to the core Non poteva un albero che dà questi frutti rientrare in una cerchia di eletti, di prescelti da altri, di fedeli a verità altrui. Perché la sua forza era nella verità unica di ogni suo frutto, di ogni coppia di emisferi, di ogni mente e dei percorsi inediti che compie per arrivare al nocciolo della propria esistenza. Traendone verità dal sapore comunque universale. Dolciastro, ma con una vena amarognola. «Escluso io? State lontani voi, piuttosto». Si domanda e si risponde così uno Juglans regia che si rispetti, con un ghigno dal sapore amarognolo. L’amaro del suo seme, che viene dal dolore necessario a rompere e superare la frattura. Per nutrirsi e sanarsi, fino a salvarsi. Anche nello spirito. Vive bene da solo, infatti, e la cosa è chiara a tutte le piante che finiscano in qualche modo nei suoi paraggi. Intossicate dalla juglandina delle radici, non sopravvivono al veleno. Non riescono a trasformarlo in nutrimento, necessiterebbero di uno sguardo introspettivo per riuscirci. Ma non ce l’hanno, e allora semplicemente, di fronte all’amaro, soccombono. Gli uomini, anche se dotati di capacità introspettiva, lo coprirebbero di zucchero, di vane gioie mondane, e sopravviverebbero così in un finto Eden dove ogni convivenza di cose e persone è tollerabile perché dolcificata da un’illusione qualsiasi. Di non-solitudine, in primis. E invece la solitudine è necessaria la solitudine è necessaria. Da difendere con le unghie e con le radici cariche di juglandina, se necessario. Perché il frutto di trasformare il veleno del dolore è la capacità di connettersi a sé, alla propria verità. E quindi allo spirito, senza bisogno di trascendere. Senza piante intorno, il noce produce fiori maschili e femminili e dà come frutto la noce, il cui seme unisce opposti: emisfero destro e sinistro, creatività e razionalità, maschile e femminile. Unione degli Unione degli opposti che è celebrata come compimento del processo alchemico, rappresentata trasversalmente alle più antiche culture - dalla Sumerica alla Olmec - con un fiore che è l’unione di due fiori: il fiore maschile e femminile del noce. Rappresentando l’uno la conoscenza del mondo esteriore e l’altro la conoscenza della propria dimensione interiore, il fiore rappresenta il compimento della Grande il fiore rappresenta il compimento della Grande Opera, della trasformazione per antonomasia. �uella alchemica che trasforma il piombo in oro, la sofferenza in conoscenza, l’ego in sé superiore, l’ombra in luce. E permette di riconoscere nel fuori il dentro, nell’alto il basso. E viceversa. E se dunque la noce, il suo albero e anche l’unione dei suoi due fiori parlano di connessione col sé superiore a partire da quello inferiore - il corpo fisico - come dovremmo rileggere tutta la mitologia e la sua portata simbolica alla luce della possibilità, recentemente formulata come ipotesi, che quello che abbiamo sempre saputo essere il simbolo di Bacco simbolo di Bacco, l’uva, era invece il fiore maschile del noce? A guardarlo nelle varie rappresentazioni, anche il Tirso del Dio potrebbe benissimo essere sormontato, invece che da una pigna, dal fiore maschile del noce. Sotto al quale, puntualmente, sboccia anche il fiore femminile dell’albero. Se così fosse, ciò che era stato creduto si trasformerebbe nel suo opposto: se prima Dioniso era dio dell’ebbrezza, diventerebbe ora il dio dell’essere sempre presenti a se stessi. Se da sempre era stato il dio della perdizione, ora diventerebbe il dio del ritrovamento. Il dio dell’assenza di mancanza, perché portatore della sola cosa che conti avere: l’essere.
al nocciolo 36
to the core arachide - Tav. 001 Pencil on paper, 2018 Carlo Pastore for Ossigeno #4 #to the core curated by Patricia De Croce breaking point: the walnut noce - Tav. 002 Pencil on paper, 2019 Carlo Pastore for Ossigeno #06 37
al nocciolo 38 Let's start with its tree: pre-existent to man and excluded from the Garden of Eden pre-existent to man and excluded from the Garden of Eden. It is therefore easy to imagine it while waiting for Adam there, outside Heaven’s boundaries. Waiting for his expulsion. In this part of creation where sin is consigned to atonement. As if it knew. As if it wanted to give him a clue to find, if not Heaven, at least himself find, if not Heaven, at least himself. And to find it, finally, this Paradise Lost, instead of outside, right within himself. And in consideration of the work necessary to enter before, and to find something within then, the walnut could not have had a more fitting meaning: protected from the eyes of laymen. Therefore sacred, if laymen are the others. As well as sacred is everything taking place in any form of interiority, away from prying eyes. Sacred because preserved preserved, thus. Neither because hidden, nor because closed, but because constantly guarded. By the one responsible for the ongoing process. With an attention that, projected to infinity, meets and merges with devotion. That is how self should be preserved. To it one should be devoted, in it one should always believe. In its name all the rest, if necessary, should be sacrificed. With constant attention, and a walnut in your pocket. Because it is also an amulet against evil eye amulet against evil eye. And eyes can be evil, as well as prying. Sacred, so therefore definable: something inside of something else preserving it, so that it can continue to be so. Something else equally closed, just because it has to be disclosed. Equally hidden, just because it has to reveal. Walnuts, in fact, are indehiscent indehiscent: they do not open spontaneously when they come to maturity. You have to search for that seed, after having broken everything around and outside. Or after that everything got finally broken by itself, leaving us with nothing but what it is inside. Just like, in order to find yourself, you have to look from the inside look from the inside. And to continue to preserve, after having found it, your own core. Constantly observing it, conceiving it as a beacon in the dark when it is necessary to break the shell of all the comfort zones we inhabit break the shell of all the comfort zones we inhabit outside and inside our mind. For when there is the core, there is everything. Body, mind and spirit Body, mind and spirit: the sacred ternary that the walnut has always been. And if by ‘walnut’ we synecdochally mean the kernel kernel, and if in the kernel we recognize the brain due to their shameless likeness, then it is easy to say: when there is the thought, there is when there is the thought, there is everything. There is a healthy body and there is the spirit in which it is wrapped. And all three things communicate with each other. Because there is a path between mind and spirit, and that path lies in that point of the body called brain. To keep healthy, in order to keep also an healthy thought. That is the mission of walnut, once broken and eaten. To keep an healthy brain keep an healthy brain, both the right and the left hemisphere. To combine their functions in a thought action capable of overcoming the brain itself [body] in order to connect it to the spirit. In a leap of faith where creativity and logic support one another, instead of contradicting each other, to the point of unearthing and meeting a self to believe in, a self to be trusted.
RkJQdWJsaXNoZXIy NDUzNDc=